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Apprendistato: risposta alla crisi

¬ęCosa possiamo fare, come singoli Paesi e insieme, per spingere la crescita e alleggerire la crisi occupazionale giovanile?

01/07/2013

Da un articolo pubblicato sul Financial Times, il premier Enrico Letta pone un interrogativo

importante: «Cosa possiamo fare, come singoli Paesi e insieme, per spingere la crescita e

alleggerire la crisi occupazionale giovanile?». La sua risposta è «tanto semplice quanto difficile da

attuare: riaccendere la crescita ma senza il vecchio strumento della spesa in deficit».

Ancora, secondo il premier, «La crescita deriverà da una rinnovata fiducia, dalla promozione degli

investimenti e dalla ripresa dei prestiti alle aziende, specialmente le piccole e medie imprese. In

Italia la decisione, attesa da tempo, di ripagare i debiti che la pubblica amministrazione ha con le

aziende private sta già assicurando liquidità alle imprese».

Sul fronte dell'occupazione giovanile, Letta sottolinea l’importanza di uno sforzo non solo

dell’Italia, ma dell’Europa stessa per mettere fine alla piaga della disoccupazione giovanile: solo in

Italia i giovani disoccupati ammontano a 2,2 milioni, circa un giovane su quattro.

Il premier ribadisce, inoltre, l'intenzione del Governo di incentivare le nuove assunzioni, tagliando

il costo del lavoro, riorganizzando i servizi di pubblico impiego, aumentando la flessibilità in

entrata e semplificando l’apprendistato.

Non è una novità che l’apprendistato venga menzionato quando ci sono in ballo riforme da attuare

sul lavoro. E’ stato spesso uno strumento utilizzato dai governi precedenti per sanare il problema

della disoccupazione giovanile. L’apprendistato ha effettivamente un grosso potenziale per

diventare l’esclusivo canale di entrata nel mercato del lavoro per i giovani, ma deve anche essere

controbilanciato da misure ad hoc che semplifichino le procedure e la burocrazia che c’è dietro.

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