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Formazione: il trampolino per saltare fuori dalla crisi

Oggi, come dieci anni fa, i giovani costituiscono la categoria sociale più penalizzata sul mercato del lavoro.

08/07/2013

Come se non bastasse  la crisi economica ha mostrato come i giovani siano molto penalizzati nelle loro chance occupazionali. Lo mostra inequivocabilmente l’andamento della disoccupazione giovanile durante la crisi (..nel primo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione giovanile raggiungeva quasi tre volte quello generale). Una diretta conseguenza di questo è la questione abitativa, che va dalla difficoltà di ottenere un mutuo per l’acquisto e il conseguente posticipare l’uscita dalla casa di origine. Con conseguente posticipo dell’acquisizione della propria indipendenza personale e lavorativa: tutto questo si ripercuote in modo evidente anche nella loro carriera professionale.                                              Tra le strategie adottate dai giovani per fronteggiare l’incertezza che caratterizza questa difficile e lunga transizione c’è l’aumento delle opportunità di formazione e di apprendimento connesse allo sviluppo della società dell’informazione. Le nuove generazioni sono le prime ad avvantaggiarsi delle nuove possibilità connesse all’utilizzo delle nuove tecnologie, basti pensare al gap generazionale per quanto riguarda l’utilizzo di internet e di tutte le nuove tecnologie. Credo che la strada giusta per uscire o quantomeno sopravvivere alla crisi sia puntare verso una formazione mirata e ad hoc per ogni settore e qualifica, per aumentare sempre più l’efficienza del giovane lavoratore e dunque anche la sua spendibilità sul mercato. Ma non solo…a volte l’efficienza ed il sapere non sono abbastanza, basti pensare alle aziende specializzate in un unico settore che sono entrate in crisi e, mancando di flessibilità, sono state enormemente penalizzate.                                             In quest’ottica la formazione acquista una valenza quasi sociale, e deve ambire a traguardi ben più alti che non la semplice nozione tecnica e specialistica. Dovrebbe allenare i giovani all’autonomia, a fare progetti e realizzarli,  per compensare l’assenza di supporti all’autonomia a cui sono oggi come oggi condannati. Deve essere una formazione specifica ma che alleni alla flessibilità, per fronteggiare la crisi e, in una parola, l’imprevisto ad essa correlato.

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