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Le assunzioni incentivate nel disegno di legge C.D. "STABILITA' 2015"

16/02/2015

Le assunzioni incentivate riguarderanno tutti i rapporti instaurati tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015: la norma ipotizzata non fa specifico riferimento ai giovani (anche se gran parte saranno loro), potendosi riferire a tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Stando alle intenzioni dell’Esecutivo questi sono gli aspetti salienti:

a) le assunzioni a tempo indeterminato dovrebbero avvenire con il contratto a tutele crescenti, previsto nel Jobs act. Il contratto dovrebbe prevedere le c.d. “tutele crescenti”, correlate all’anzianità del lavoratore, che dovrebbero scattare, sotto forma di indennità di natura economica, in caso di licenziamento dei nuovi assunti, fatte salve situazioni di nullità, discriminatorie o di risoluzioni disciplinari con motivazione palesemente insussistente;

b) Le assunzioni incentivate non riguarderanno i lavoratori che negli ultimi sei mesi sono stati titolari di un rapporto a tempo indeterminato o che sono stati in forza da almeno tre mesi in aziende collegate o controllate anche ex art. 2359 c.c.) o anche correlate tra loro da rapporti interpersonali. Ciò significa che possono, ad esempio, essere assunti (e sono qualificabili come nuova assunzione) i lavoratori che hanno in corso (o hanno avuto nel semestre precedente) un contratto a tempo determinato, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, un contratto intermittente o una prestazione di lavoro accessorio;

c) Vengono previste agevolazioni di natura contributiva per la sola quota del datore, attivabili attraverso il sistema del conguaglio contributivo fino a concorrenza di 8.060 euro all’anno per tre anni: ciò significa che il datore di lavoro (ad eccezione di quello domestico e di quello agricolo, esclusi dal campo di applicazione dei benefici) paga soltanto la eventuale differenza contributiva, a suo carico, superiore a tale somma;

d) Il disegno di legge parla, in un passaggio, di “sgravio contributivo” ed in uno successivo di “esonero”. Non sono termini sinonimi. Se si parla di sgravio contributivo si ricade in una serie di adempimenti, anche di natura comunitaria, che sono, in gran parte, alla base del “flop” realizzatosi con le agevolazioni ex art. 1 del D.L. n. 76/2013. Se, invece, dovesse prevalere il concetto di esonero, sia pure limitato nel tempo e motivato dalla grave crisi occupazionale (il 43% dei giovani non lavora), si potrebbe pensare ad una contribuzione del tutto autonoma ed agevolata come avviene, ad esempio, nelle zone montane o disagiate dell’agricoltura o per i lavoratori marittimi;

e) Viene abolito, a partire dal 1° gennaio, l’art. 8, comma 9, della legge n. 407/1990: ciò avviene prima della rivisitazione di tutti gli incentivi all’occupazione, prevista all’interno del Jobs act, ma la ragione è, senz’altro, da rinvenire nella necessità di trovare una copertura finanziaria alla nuova agevolazione che, al momento, è temporanea (riguarda le nuove assunzioni a tempo indeterminato che avverranno nel 2015) e che esplica i propri effetti nel triennio successivo.

f) Il disegno di legge non vincola, al momento, il riconoscimento delle agevolazioni contributive triennali, cosa che potrebbe portare il datore di lavoro a risolvere il rapporto al termine del triennio, pagando l’indennità economica crescente che, stando ai “boatos” , sarebbe pari ad una mensilità e mezza dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di anzianità.

g) Abbattimento del costo del personale assunto a tempo indeterminato: il disegno di legge prevede, in un altro articolo, la possibilità per i datori di lavoro di scomputare dalla base di calcolo per l’IRAP le spese sostenute per le assunzioni a tempo indeterminato. Se la disposizione sarà confermata ciò rappresenterà un ulteriore vantaggio per il contratto a tutele crescenti.

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