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Apprendistato: il modello dell’Alto Adige

Nella Provincia autonoma è operativo l’esempio tedesco

13/12/2012

La Provincia di Bolzano ha sfruttato bene la sua autonomia proprio per importare l’ordinamento tedesco sull’apprendistato, basato sull’ultima riforma del 2005. Una macchina oliatissima, che permette ai tedeschi (quelli veri) di avere 1,5 milioni di apprendisti (in Italia oggi sono 500 mila a malapena), impegnati in 358 diversi mestieri, mentre il loro tasso di disoccupazione giovanile è l’8 per cento sotto i 25 anni (da noi supera il 35) e per converso hanno un tasso di occupazione sotto i 24 anni pari al 75 per cento.

A rendere possibile il tutto, in Alto Adige, contribuisce la mentalità tedesca, come conferma Franco Tatò, presidente di Enciclopedia Treccani e Fullsix, in passato di Mondadori, Enel, e prima ancora della Triumph, nonché manager germanista da sempre. «L’apprendistato lì è essenziale nella costruzione del lavoro. (…) I programmi formativi vengono concordati con le associazioni di categoria. È una cosa seria e tutti lavorano come matti».

Il punto chiave è che a Berlino l’apprendistato non è considerato un contratto di lavoro, come avviene a Roma, quanto il prolungamento dell’istruzione oltre la scuola dell’obbligo. L’apprendistato si rivolge ai giovani che hanno già un diploma di scuola media o di media superiore tecnica, ma non a chi ha un diploma di maturità liceale. Dopo la scuola, la maggioranza di coloro che hanno conseguito un diploma diverso dalla maturità inizia un percorso di apprendistato all’interno di una delle 348 categorie professionali riconosciute dallo Stato. Di solito in una settimana l’apprendista trascorre 4 giorni al lavoro, con integrazione di studi teorici da compiere a casa, e 1 giorno in aula, con verifiche sull’apprendimento maturato.

È a questo modello che pensava, in realtà, Elsa Fornero per l’Italia. Per questo ha chiesto a Pubblicità progresso di studiare una campagna di spot che stimoli imprese e giovani a venirsi incontro. I filoni d’azione individuati dal Ministro sono il dialogo con le regioni, la campagna di comunicazione, l’interazione con i giovani, le aziende e i consulenti del lavoro, cui è affidato l’onere di sposare e dare forza all’apprendistato. 

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