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L’apprendistato piace alle aziende bergamasche

Per investire nella crescita del capitale umano

27/12/2012

Le aziende bergamasche appaiono più favorevoli ad un utilizzo del contratto di apprendistato, grazie anche alle recenti innovazioni normative, che potrebbe effettivamente consolidare la propria importanza con il superamento della crisi. Lo conferma un’articolata indagine qualitativa condotta da Confindustria Bergamo su un campione di alcune imprese industriali.

Parallelamente all’indagine è stato anche fatto il punto sugli ultimi dati che indicano un apprezzamento delle imprese per questo tipo di contratto. Le rilevazioni della Provincia realizzate in ottobre evidenziano, infatti, 5300 apprendisti inseriti nel sistema di corsi provinciale. Risultano cadute o ridimensionate, quindi, le remore rispetto a questo strumento, accresciute dalle troppe modifiche legislative, e l’unico vero ostacolo appare quello della difficile ripresa che frena le assunzioni.

L’obiettivo di fondo resta quello dichiarato nel protocollo firmato da Confindustria Bergamo e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil ad aprile 2012, le cui fila verranno tirate ad aprile 2013, che punta a facilitare l’estensione di questa forma contrattuale, una tappa importante nella stabilizzazione del rapporto di lavoro dei giovani, affrontando, fra l’altro, uno degli aspetti più critici, quello della formazione, grazie ad un Comitato paritetico che individua le caratteristiche necessarie per svolgere attività di formazione e ne certifica il possesso. Protocollo sperimentato da sei aziende, Same, Abb, Tenaris, N&W, Nolan e Ims Deltamatic, protagoniste anche dell’attuale indagine qualitativa.

Stefano Malandrini, responsabile dell’area lavoro e previdenza di Confindustria Bergamo osserva che, se si concretizzeranno le prospettive di ripresa, tutto fa pensare che l’apprendistato possa diventare lo strumento principale utilizzato dalle aziende. Già Tenaris si è distinta per l’assunzione di poco meno di 100 figure altamente professionali con questa tipologia di contratto.

Arturo Maresca dell’Università La Sapienza di Roma conferma che per le aziende si tratta di un vero e proprio investimento per incentivare la crescita della qualità del capitale umano.

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