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Il Tutor: figura chiave nel percorso formativo dell’apprendista

Come mettere a punto un buon sistema di apprendistato

29/03/2013

Michael Axmann, esperto ILO sullo sviluppo di competenze, ha dichiarato recentemente che sono aumentate le richieste di consigli su come mettere a punto un buon sistema di apprendistato, (essendo questo una delle modalità più efficaci volte a rilanciare l’occupazione in tempi di crisi e a ridurre la disoccupazione dei giovani).

L’apprendistato, come è noto, è un sistema duale che si fonda sul principio di alternanza lavoro-formazione. Per garantire il raggiungimento di ottimi standard lavorativi, sarà dunque necessario fornire all’apprendista una formazione di alto livello.

I processi formativi legati all’apprendistato negli ultimi cinquant’anni sono stati al centro di indagini psicologiche e pedagogiche. Alla base di queste diverse tipologie di studi è sempre stata posta come modello dominante di analisi la relazione esperto-principiante, relazione che implica una transazione continua di conoscenze-competenze tra chi sa fare (il maestro-tutor) e chi apprende.

Secondo un processo psicologico denominato modeling, l’apprendista acquisisce quelle competenze che lo renderanno un lavoratore completo attraverso 4 fasi progressive.

La prima fase, detta di “osservazione”, implica il seguire da vicino un soggetto già competente (il tutor), al fine di attivare abilità adeguate ad una situazione problematica tramite la ripetizione.

La seconda fase, detta di “imitazione”, richiede un ruolo attivo dell’apprendista che verrà posto in situazioni analoghe a quelle incontrate in precedenza ed esortato ad operare in modo adeguato. Funzione di rilievo in questa fase è assegnata ancora una volta al tutor, che, assunto un ruolo docente, offre guida, feedback e sostegno durante l’esercizio pratico.

La terza fase viene raggiunta nel momento in cui l’apprendista sviluppa forme di abilità indipendenti ma sempre in contesti strutturati o già visti.

La quarta ed ultima fase, ovvero l’acquisizione della competenza vera e propria, si ha quando il soggetto è in grado di adattare da solo le proprie prestazioni anche in situazioni variabili.

All’interno di queste quattro fasi gioca poi un ruolo importante il concetto pedagogico sviluppato da Vygotskij di “zona di sviluppo prossimale”. La “zona di sviluppo prossimale” è la fase cognitiva ed operativa entro la quale l’apprendista riesce a svolgere, con il sostegno di un esperto, compiti che non sarebbe in grado di svolgere da solo. E’ nel momento di scambio proficuo con il tutor che l’apprendista si appropria degli strumenti operativi e cognitivi necessari alla crescita lavorativa e personale.

Da quanto detto, risulta evidente una delle possibili risposte alla domanda iniziale su come mettere a punto un buon sistema di apprendistato: essa coinvolgerà sicuramente la figura del tutor e la formazione stessa dell’esperto. Infatti chi “sa fare” non necessariamente sa “trasmettere”. Essendo il tutor un maestro e un modello per l’apprendista sarà necessario formalo adeguatamente su conoscenze e competenze non solo professionali ma relazionali affinché promuova un apprendimento valido e produttivo dell’apprendista affidatogli.

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