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Giovani e apprendistato: lotta alla licealizzazione

L’importanza del trasferimento delle abilità

17/04/2013

Secondo i dati raccolti negli ultimi mesi dal CNA, un italiano su due tra i 18 e i 24 anni preferirebbe il lavoro agricolo al lavoro impiegatizio scelto invece dal padre. Lavorare nel settore dell’agricoltura è senz’altro impegnativo, ma più sano della vita frenetica condotta da molti laureati.

 

La battaglia da compiere, secondo il Presidente di Confartigianato, è quella contro la “licealizzazione” della società, ritenuta la principale responsabile della mancanza di candidati per mestieri artigiani “ad alta intensità manuale”. Stesso discorso per quanto riguarda profili molto ricercati come cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici.

 

Ecco perché la Riforma Fornero intende incentivare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso il contratto di apprendistato.

Uno degli aspetti positivi di questa forma di assunzione è il numero dei lavoratori per i quali il contratto di apprendistato si è trasformato in un’assunzione a tempo indeterminato presso la stessa azienda. Si tratta di un elevato numero di contratti che accendono un lume di speranza, per la quantità, ma soprattutto per la qualità dell'esperienza che questo tipo di contratto configura.

Apprendistato deriva da “apprendere”, ossia acquisire modelli di ragionamento, tecniche produttive e nozioni a esse collegate. È un concetto che ha alla base una relazione, quella tra chi insegna e chi impara, tra adulti che trasmettono un sapere o un’abilità e giovani che ne acquisiscono i punti salienti, e che potenzialmente ne migliorano la capacità innovativa.

Le figure professionali più utilizzate sono Camerieri e professioni assimilate, Commessi delle vendite al minuto, Baristi e professioni assimilate, Cuochi in alberghi e ristoranti e Addetti agli affari generali, settore che include una varietà di competenze applicabili nei diversi settori economici.


L’obiettivo, o meglio, la sfida per il 2013 e per i prossimi anni è sicuramente quella di individuare modelli da portare a regime in tutte le Regioni e in tutti i settori, al fine di garantire il diritto alla formazione degli apprendisti e l’acquisizione di competenze distintive e certificate.

Per fare ciò serve ridefinire i sistemi regionali, creare un sistema dell’apprendistato che abbia valenza nazionale e che consenta alle imprese di operare in più aree regionali, con procedure standardizzate, e ai giovani apprendisti di muoversi con facilità sul territorio.

 

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