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Sistemi di apprendistato: elementi di consonanza in alcuni paesi europei

Analogie e differenze con la realtà italiana

26/04/2013

La consapevolezza della centralità dell’apprendistato quale canale di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, ha spinto l’ISFOL ad avviare, ormai da alcuni anni, una linea di ricerche volte a regolare e implementare tale forma di contratto a causa mista, in cui formazione e lavoro si integrano reciprocamente.

Una di queste linee di ricerca, nata con una marcata impronta internazionale, si è posta l’obiettivo di identificare i modelli organizzativi, le strategie e le buone pratiche applicate in altri contesti europei in cui è più solida e consolidata la formazione per l’apprendistato. Gli esiti di tale lavoro, svolti sotto la responsabilità di Sandra D’Agostino, sono stati recentemente pubblicati nel volume “Modelli di apprendistato in Europa”, facente parte della Collana “I libri del Fondo sociale europeo”. L’analisi dei sistemi di apprendistato è stata svolta in quattro paesi, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, e ha consentito di evidenziare le specificità e le differenti modalità di attuazione che essi assumono nei vari contesti nazionali. Ma, oltre ai tratti di distinzione, la ricerca ha reso possibile la messa in luce di elementi di consonanza che accomunano tra loro i quattro paesi in esame. Osservando gli assetti costituzionali di Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi, al di là delle differenze governative specifiche, si nota come le analogie assumano un ruolo preponderante:

La Germania, costituita da sedici Lander, assegna ad ogni Land competenze esclusive (tra cui l’istruzione), ma mantiene la formazione professionale e l’apprendistato competenza del Ministero della Formazione federale.

Il Regno Unito, monarchia costituzionale articolata in quattro “nazioni costitutive” con ampi margini di autonomia legislativa, riserva al Department for Education, Business, Innovation and Skills governativo gli interventi sull’apprendistato.

La Francia, repubblica presidenziale che tenta da qualche anno la via del decentramento regionale, lega indissolubilmente l’apprendistato al Ministere de l’Education.

I Paesi Bassi, monarchia costituzionale, mantengono le competenze relative alla formazione nelle mani del governo centrale.

Oltre alla concentrazione delle norme relative all’apprendistato nelle mani di un organismo centrale, ci sono altri elementi di consonanza che emergono dalle ricerche ISFOL. Un primo elemento di condivisione è la finalità dell’apprendistato, intesa come l’acquisizione di competenze necessarie all’esercizio di un ruolo professionale tramite il “trasferimento di sapere” ad un giovane da parte di un maestro/lavoratore esperto. Il secondo elemento di consonanza fra i modelli esaminati si rinviene nella modalità di acquisizione della professionalità, in cui si alternano momenti di formazione erogati all’interno dell’impresa, con momenti di formazione erogati esternamente. Il terzo elemento di concordanza tra tutti i paesi analizzati, è quella che vede il caratterizzarsi dell’apprendistato come un contratto di lavoro o comunque come un’esperienza che si inquadra necessariamente all'interno di un contratto di lavoro (con conseguente retribuzione per l’apprendista stabilita dalla contrattazione collettiva di appartenenza). Gli ultimi tre tratti di analogia sopracitati sono applicabili anche alla realtà italiana, tuttavia una gestione normativa dell’apprendistato da parte di un organo centrale ancora non c’è.

L’entrata in vigore del nuovo Testo Unico (dal 26 aprile 2012 e a sostituzione delle norme precedenti contenute nel D.Lgs. n. 167/2011) non ha ancora intrapreso la strada dell’unicità normativa demandando l’operatività dell’apprendistato alla disciplina regionale e ai contratti collettivi.

Per maggiori informazioni sulla normativa italiana: http://www.form-app.it/Normativa.asp

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