L’obbligo di certificazione verde Covid-19 sui luoghi di lavoro

Dal 15 ottobre 2021 scatterà l’obbligo di possedere ed esibire la certificazione verde Covid-19 (altrimenti detta “green pass”) per poter accedere ai luoghi di lavoro. Tale obbligo interesserà circa 14,6 milioni di dipendenti da aziende private, 3,2 milioni di dipendenti pubblici e 4,9 milioni di lavoratori autonomi.

In particolare, in data 22 settembre 2021 è entrato in vigore il D.L. n. 127/2021 recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde Covid-19 e il rafforzamento del sistema di screening.

Successivamente, il 12 ottobre 2021 sono stati firmati i DPCM integrativi ed attuativi dell’aggiornata normativa con riferimento al settore pubblico e privato.

Pertanto, a far data dal 15 ottobre 2021 e, salvo ulteriori proroghe, sino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, graverà sui dipendenti pubblici e privati l’obbligo di possedere ed esibire, su richiesta, il green pass ai fini dell’accesso al luogo di lavoro.

I lavoratori dovranno, pertanto, munirsi della certificazione verde in uno dei seguenti modi:

  1. sottoponendosi alla vaccinazione;
  2. effettuando un tampone antigenico o molecolare che risulti negativo. In tal caso, il green pass avrà validità, a seconda dei casi, per 48 o 72 ore dal momento del prelievo. Si segnala che è possibile eseguire il tampone rapido valido ai fini dell’emissione del certificato a prezzi calmierati presso le farmacie che abbiano aderito al protocollo d’intesa promosso dal Governo e anche presso le strutture accreditate dal SSN che abbiano ottenuto durante l’epidemia l’autorizzazione a eseguire test antigenici rapidi;
  3. certificando la guarigione da Covid-19.

Il decreto impone al datore di lavoro, anche a mezzo di altre persone a ciò formalmente incaricate, di verificare il rispetto di tali nuove prescrizioni mediante controlli, anche a campione, effettuati, prioritariamente e ove possibile, all’accesso ai luoghi di lavoro, nonché di contestare le eventuali violazioni degli obblighi.

Pertanto, è opportuno che il datore di lavoro rediga un protocollo riportante le modalità organizzative con cui verranno attuati i controlli: identificazione dei soggetti interessati al controllo e dei soggetti delegati allo stesso, descrizione del comportamento che dovranno tenere i lavoratori per accedere al luogo di lavoro, individuazione delle modalità operative di controllo delle certificazioni verdi, precisazione delle conseguenze in caso di mancata esibizione di green pass, descrizione del comportamento che dovranno tenere i soggetti esentati dalla presentazione del green pass, indicazione delle conseguenze anche di natura disciplinare in caso di accesso ai locali aziendali senza essere in possesso di certificazione verde.

Per venire in contro alle esigenze organizzative aziendali (per esempio, in ipotesi di attività lavorative svolte in base a turnazioni o connesse all’erogazione di servizi essenziali), è riconosciuta al datore di lavoro la possibilità di effettuare il controllo del green pass anche in anticipo rispetto all’ingresso del lavoratore in azienda, purché non prima di 48 ore.

Con riferimento agli strumenti di verifica del green pass, si evidenzia che, stando alle ultime notizie, il governo starebbe cercando di implementare la app “VerificaC19”, al fine di semplificare la fase di verifica ed evitare criticità e code in entrata nei luoghi di lavoro.

Oltre all’app “VerificaC19”, il DPCM firmato il 12 ottobre 2021 ha anticipato che verranno gradualmente rese disponibili, per i lavoratori pubblici e privati, le seguenti funzionalità per la verifica automatizzata del possesso del green pass, senza rivelazione delle ulteriori informazioni conservate:

  1. l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR-code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura;
  2. per gli enti pubblici aderenti alla Piattaforma NoiPA, realizzata dal Ministero dell'economia e delle finanze per la gestione del personale delle pubbliche amministrazioni, l’interazione asincrona tra la stessa e la PN-DGC;
  3. per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, l’interazione asincrona tra il portale istituzionale INPS e la PN-DGC;
  4. per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche con uffici di servizio dislocati in più sedi fisiche, una interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi informativi di gestione del personale e la PN-DGC.

Quanto alle conseguenze in caso di mancato ottemperamento ai nuovi obblighi, si segnala quanto segue.

I datori di lavoro che non effettuino i controlli sono soggetti ad una sanzione da 400 a 1.000 euro.

I lavoratori che comunichino di non avere la certificazione verde o che ne risultino privi al momento dell’ingresso nel luogo di lavoro non potranno entrare in azienda e dovranno essere considerati assenti senza diritto alla retribuzione o ad altro emolumento sino alla presentazione del green pass, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, in ogni caso senza conseguenze disciplinari e mantenendo il diritto alla conservazione del posto di lavoro. In tali casi, i giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione delle ferie e non rilevano ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio.

Invece, i lavoratori che accedano comunque al luogo di lavoro e vengano poi rinvenuti privi di green pass rischiano una sanzione amministrativa irrogata dal Prefetto da 600 a 1.500 euro oltre all’eventuale ulteriore sanzione disciplinare prevista dal contratto collettivo di settore applicato al rapporto.

Le segnalazioni al Prefetto ai fini della comminazione della sanzione possono scaturire non solo dal datore di lavoro o dalle persone alle quali costui abbia assegnato l’incarico di svolgere le verifiche, ma anche dagli ispettori del lavoro e delle ASL.

Naturalmente, l’applicazione delle sanzioni sopra descritte non esclude la responsabilità penale per i casi di alterazione o falsificazione della certificazione verde o l’utilizzo di green pass altrui.

Il decreto ha, altresì, cercato di rispondere alle possibili esigenze organizzative delle aziende con meno di quindici dipendenti, riconoscendo la possibilità di sostituire i lavoratori ingiustificatamente assenti per mancata esibizione del green pass.

Più precisamente, dopo cinque giorni di assenza ingiustificata del dipendente per le predette ragioni, l’azienda potrà sospendere lo stesso per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione e, comunque, per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta e non oltre il 31 dicembre 2021.

Si evidenzia che l’obbligo di possesso ed esibizione del green pass è richiesto anche a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato in azienda, anche sulla base di contratti esterni.

In tale novero rientrano i lavoratori autonomi e coordinati continuativi, coloro che accedano al luogo di lavoro per svolgere attività formativa (per esempio, mediante stages o borse di studio) o di volontariato, nonché in ogni caso coloro che siano comunque impiegati in azienda sulla base di contratti esterni quali il contratto di somministrazione, il contratto di appalto endoaziendale, il contratto di trasporto ed il contratto c.d. “di nolo a caldo” (con il quale un noleggiante mette a disposizione dell’utilizzatore non solo l’attrezzatura ma anche un suo lavoratore competente ad utilizzare la stessa).

In tali casi la norma sembra imporre un duplice controllo: quello del datore di lavoro presso il quale il lavoratore esterno svolga l’attività, nonché quello dell’effettivo datore di lavoro da cui il lavoratore dipende.

Resta, infine, la questione dei lavoratori esclusi dall’obbligo di green pass perché esenti, in maniera temporanea o permanente, dalla campagna vaccinale per motivi di salute.

Come dichiarato nel DPCM firmato il 12 ottobre 2021, per i soggetti esenti dalla campagna vaccinale il controllo sarà effettuato mediante lettura del QR-code in corso di predisposizione. Nelle more del rilascio del relativo applicativo, tale personale – previa trasmissione della relativa documentazione sanitaria – non potrà essere soggetto ad alcun controllo.

Invece, per i soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde e che ne abbiano diritto, nelle more del rilascio e dell’eventuale aggiornamento, sarà possibile avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Per quanto evidente, il controllo della certificazione verde deve in ogni caso avvenire nel rispetto della normativa in materia di tutela della privacy.

Per tale ragione, il DPCM – il cui schema ha ricevuto parere favorevole dal Garante per la protezione dei dati personali con provvedimento n. 363 dell’11 ottobre 2021 – ha precisato che l’attività di verifica non dovrà comportare la raccolta di dati dell’interessato in qualunque forma, ad eccezione di quelli strettamente necessari, in ambito lavorativo, all’applicazione delle misure derivanti dal mancato possesso della certificazione.

Inoltre, il sistema utilizzato per la verifica del green pass non dovrà conservare il QR-code delle certificazioni verdi sottoposte a verifica, né estrarre, consultare registrare o comunque trattare per altre finalità le informazioni rilevate.


Autore: Avv. Roberta Amoruso